I principali mercati dei futures si trovano negli USA, a Londra e in Asia.
Tra le borse futures più importanti ci sono quelle statunitensi: CBOT (Chicago Board of Trade); CME (Chicago Mercantile Exchange); Comex (Commodity Exchange).
Poi ci sono la borsa di Londra (LIFE) di Shangai e Bombay.
Con la negoziazione sui future, i produttori e gli operatori commerciali dei singoli settori cercano di assicurarsi merci a prezzi bloccati. Invece gli speculatori “scommettono” sull’andamento del prezzo delle merci nei prossimi mesi, per conseguire un profitto: se un trader ipotizza un incremento del valore di una materia prima, acquista un contratto future, mentre se crede in un ribasso delle quotazioni, lo vende.
In USA sulla correttezza delle transazioni vigila la Commodity Futures Trading Commission (CFTC), ossia l’organismo di controllo dei mercati futures americani, al quale settimanalmente i broker americani devono comunicare le posizioni dei propri clienti. In tal modo la CFTC riesce a ordinare il totale dei futures acquistati secondo tre differenti categorie, individuate in base alla natura dell’operatore.
Ci sono i commercials, ovvero gli istituzionali, i non commercials ossia gli speculatori professionali (fondi e fondi hedge) ed i titolari di non reportable position, o day trader (chiamati anche small trader).
La CFTC fornisce al mercato notizie sulle variazioni delle posizioni di questi soggetti attraverso il COT ( Commodity of trader), ossia un report settimanale utile per interpretare l’andamento futuro della Borsa. Il comportamento delle commercials, infatti incide fortemente sulle quotazioni dei futures americani, anche se solo il 2 % delle transazioni si traduce in un effettivo acquisto di materia prima.
Naturalmente per costruire una propria strategia anche gli speculatori seguono da vicino le materie prime, perché per trattare questi beni è indispensabile seguire la loro ciclicità e la loro stagionalità produttiva e commerciale.
Grande importanza riveste il CRB (Commodity Research Bureau), che rappresenta un paniere composto di 23 commodity, tra le più scambiate sui mercati. Questo indice è composto dal 18% di Energy (petrolio, gas, e gas naturale), 18% di grains (mais, semi di soia e frumento), 12% di industrials (rame e cotone), 12% di livestock (bovini vivi e maiali), 17% di metalli preziosi (oro, paltino, argento) e per il 23% di softs-coloniali (cacao, caffè, succo d’arancia e zucchero).
