Introduzione

“Il mercato può rimanere irrazionale più a lungo di quanto tu possa rimanere solvibile” John Maynard Keynes

Milioni, forse miliardi di persone, sicuramente miliardi di denaro entrano ed escono dai mercati finanziari ogni giorno.

La domanda e l’offerta di prodotti finanziari influenza il prezzo e di conseguenza bisogna interpretare la frase di Keynes alla luce della nuova frontiera di conoscenze che sono state introdotte con la Finanza Comportamentale, che cerca proprio di spiegare i nostri comportamenti e cosa influenza le nostre decisioni di investimento così tanto da rendere irrazionali i mercati finanziari più di quanto tu possa rimanere solvibile o finisca i soldi.

Oggi, sappiamo che non sono i mercati ad essere irrazionali (come sosteneva Keynes negli anni ’30), ma i suoi operatori che influenzano il prezzo con la loro irrazionalità.

La Finanza Comportamentale ha i suoi padri fondatori in Daniel Kaheneman e Amos Tversky (entrambi psicologi) ai quali  è stato riconosciuto il premio Nobel nel 2002. 

In particolare con la pubblicazione – Prospect Theory – elaborarono un’analisi in cui si evidenzia la difficoltà di prendere le corrette decisioni in condizioni di incertezza e di rischio.

Il loro contributo alle scienze economiche è considerato sperimentale perché si basa per lo più su indagini statistiche e questionari  sottoposti a diverse categorie di individui per capirne il comportamento nelle scelte e cercando una spiegazione a queste dai risvolti psicologici piuttosto che matematici.

Gli studi di Finanza Comportamentale hanno scatenato un vero e proprio pandemonio nel mondo dell’economia, in cui tutto doveva essere orientato verso l’equilibrio grazie alla razionalità degli investitori, quando invece è stato dimostrato che la maggior parte degli individui prendono le proprie decisioni influenzati da tante variabili e non sempre ottimizzando la scelta finale.

La conseguenza di tutto questo è:

Richard Thaler, premio Nobel per l’economia nel 2017, non è uno psicologo, ma si può affermare che ha psicoanalizzato l’economia perché ha elaborato dei modelli, sempre mediante sperimenti, indagini e questionari, alternativi  a quelli elaborati dalla teoria economica standard.

I suoi studi sono una critica all’idea dell’uomo razionale, capace di prendere sempre la decisione più massimizzante riguardo l’utilità della scelta e in questo senso ci riferiamo all’Economia Comportamentale.

Il suo contributo si aggiunge a quello dei suoi precedenti colleghi per l’introduzione del concetto di  soggettività delle scelte, e va oltre, nel tentativo di riuscire a trovare delle motivazioni o pungoli, in grado di aiutarci a prendere la decisione più corretta nel rispetto del libero mercato, senza costrizioni o regole imposte dalle autorità.