La polizza Long Term Care è sicuramente una polizza controversa, nel senso che può sembrare una copia di una polizza malattia e infortuni, per cui non se ne sente la necessità.
Inoltre, in Italia è considerata ancora molto presente il welfare pubblico come l’Inali e l’Inps in caso di necessità ed in alcuni casi è vero, ma ci sono categorie di lavoratori che non hanno le medesime coperture pubbliche.
Infatti, è diverso se perde l’autosufficienza un dipendente pubblico piuttosto che un dipendente privato, un artigiano piuttosto che un partita Iva, un libero professionista piuttosto che un imprenditore. Per ognuno di queste categorie l’Inps interviene in maniera diversa sia per l’invalidità sia per l’inabilità permanete.
La LTC è una assicurazione che copre il rischio di perdita dell’autosufficienza ossia il venir meno della capacità dell’assicurato di svolgere tre di queste quattro azioni:
- Lavarsi;
- Nutrirsi;
- Vestirsi;
- Spostarsi.
La non autosufficienza può essere causata sia da infortunio o da malattia, ma anche dalla senescenza (vecchiaia).
Considerate le scarse risorse finanziarie dello Stato, è pressoché scontato che con il passare del tempo le garanzie del welfare nazionale andranno sempre più riducendosi e che sarà necessario in questi casi gestire la non autosufficienza autonomamente con tutti i costi che ne conseguono.
La Long Term Care, in funzione del premio pagato, garantisce una rendita mensile per tutta la vita a favore del beneficiario che deve sempre coincidere con l’assicurato, ossia, non può ricevere la rendita il figlio per un genitore, ma deve riceverla chi non è autosufficiente.
